Tramonto Aegylon

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Aegylon“, il posto delle “capre”, che in etrusco voleva dire “roccia”. Più semplicemente: Capraia.
Questo è un tramonto dalla scogliera del “dattero”.

Canon 5D + Sigma 12-24 mm a 19 mm, 1/6 s, f/16, 100 ISO, qualche filtro ND e GND.

L’isola di Capraia è sicuramente nota per essere un paradiso per le immersioni nelle sue splendide acque cristalline. E’ forse meno conosciuta per essere stata parzialmente “occupata” per circa un centinaio d’anni da una colonia penale agricola, un carcere.
Oggi, l’isola unisce queste due caratteristiche in uno strano gioco di contrasti. Da un lato gli splendidi colori delle case del paese, dei fiori che si inerpicano attorno alle porte, della macchia mediterranea che assume tonalità diverse a seconda del periodo, delle calette spesso sovrastate da imponenti pareti di roccia vulcanica anch’esse “dipinte” di bianco, di nero, di rosso; dall’altro, il quasi monocromatico aspetto degli abbandonati edifici del ex carcere nella zona nord dell’isola, oggi popolata soltanto dai mufloni. Qui l’atmosfera è molto diversa da quella del porto e del paese: le case cadono a pezzi, i muri sono scrostati, il filo spinato è arrugginito, porte e alcune sbarre sono state divelte.
Il cielo grigio e le nubi portate dai forti venti di ponente rendono lo scenario ancora più drammatico, quasi a ribadire l’aspetto più tenebroso e cupo di quello che un tempo era luogo di penitenza e detenzione.
Poi di nuovo il sole del tramonto, che fa breccia tra le nubi e colora il cielo, il mare e le rocce di tutte le tonalità di cui è capace.
Un continuo sovrapporsi di scenari in contrasto fra loro ora come in passato, quando i turisti sedevano sul traghetto diretto all’isola a fianco delle celle che rinchiudevano i detenuti. Vite diverse, dipinte con diversi colori, ma poi inevitabilmente unite su questo fazzoletto di terra vulcanica che sorge in mezzo al mare.
Così oggi è ancora possibile “respirare” e fotografare queste differenze su un’isola selvaggia e naturale: Aegylon, il posto delle “capre”.

2 Responses

  1. Gabriele says:

    Andrea,

    Mi fa piacere che il tuo nuovo sito sia in funzione. Lo scatto è stupendo come pochi. Leggendo la tua esperienza a Capraia, mi viene da pensare che per fortuna che esistono ancora luoghi scomodi e con pochi servizi. Pensa se lì ci arrivassero i grandi tour operator. Spero che a lungo rimangano limitazioni per proteggere questi luoghi.

    Ti faccio una domanda: ma perché “qualche filtro ND e GND”, se poi lo scatto è a 1/6 s e il diaframma f/16?

    ciao
    Gabriele

  2. Buga says:

    Ciao Gabriele, grazie per il commento.
    Capraia è un paradiso e deve rimanere tale. Speriamo.
    Ho usato un filtro ND per allungare il tempo di scatto. 1/6 infatti sarebbe un tempo troppo lungo e senza filtro la foto verrebbe sovraesposta.
    Allungando il tempo l’acqua viene più “morbida”.
    Il filtro GND invece (o i filtri, non ricordo) servono per bilanciare la differenza di luminosità tra cielo e terra (il mare è più o meno come il cielo).
    In questo caso il filtro era piazzato in maniera obliqua seguendo la linea creata dalla terra.

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